the collage post Foto di Luca Chiartano da Pixabay

Il limite strutturale del nostro liberalismo tra il 1861 e il 1922 è quello di essere stato l’espressione di pratiche di governo e di un movimento ideologico e culturale cresciuti ignorando il trattato e il compito essenziali dei sistemi liberali maturi e dare luogo a normali alternative di governo tra schieramenti politici in reciproca competizione ed egualmente legittimati a reggere le redini del potere.
Il liberalismo zoppo dell’età prefascista rimase zoppo anche nell’età postfascista.
Di fronte alla crisi organica del sistema liberale negli anni del primo dopoguerra e sotto la spinta del timore di un collasso delle istituzioni che aprisse le porte all’eversione sociale rivoluzionaria, abbiamo visto con favore l’emergere del fascismo e in seguito la sua ascesa al potere e l’appoggio con convinzione al governo Mussolini.
Non è lecito stabilire paragoni tra il Regno sabaudo del 1852 e l’Italia del 1922, né tra le pratiche di Cavour e quelle di Mussolini. Il punto di caduta di questa riflessione si ferma su quanto politici e pensatori della tradizione liberale italiana si siano sentiti in dovere in momenti decisivi di piegare il loro credo a quelle che ritenevano essere le priorità del momento. Salvadori riconosce che con il connubio Cavour inaugurò il regime parlamentare nel nostro paese, ma aggiunge che riformulando l’espressione inaugurò uno specifico tipo di regime parlamentare caratterizzato da una convergenza di forze al centro che non si limitavano a esercitare il governo e a orientare la maggioranza parlamentare, ma reputavano e presentavano se stesse come le uniche forze legittime di govern, tagliando le estreme di destra e di sinistra in quanto antisistema.
Mazzini agli occhi di Cavour era divenuto il capo di una minoranza esaltata: egli lo definì nemico come l’Austria e da questa favorito insinuò il sospetto che potesse allearsi con i clericali, lo definì un uomo che agitava i bassifondi e pescava i suoi seguaci tra i folli e gli imbecilli, un demonio capace di sfuggire alle polizie di tutta Europa e da arrestare e appendere in quanto capo di una banda di assassini, un essere che suscitava ripugnanza nelle masse, nelle classi medie e in tutti i moderati di buoni sentimenti e con cui si doveva condurre una guerra a morte peggiore degli stessi austriaci, inteso con la sua insensata fazione a cospirare contro la società, forse utilizzato persino a un certo punto dall’Inghilterra contro il Piemonte.
Diverso fu l’atteggiamento che Cavour tenne nei confronti della destra cattolica, segno questo che il capo del governo ben comprendeva l’importanza di avere all’interno del Parlamento un’opposizione legittima a contendere alla maggioranza la guida del governo.

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