
The collage post Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay
Immaginate che tutte le entità del cosmo possano essere paragonate a perle infilate in una collana, in cui ciascuna perla rappresenta un mondo o uno stato di esistenza. Il filo che le unisce simboleggia un principio universale noto come “sūtrātmā”, il quale funge da asse di congiunzione fra i diversi mondi. Si elabora la possibilità di analizzare tali mondi da una prospettiva sia “macrocosmica”, riferita all’intero universo, sia “microcosmica”, relativa all’individuo. Ogni mondo o stato di esistenza può essere concepito come una sfera, dotata di un asse centrale che la attraversa.
Nell’affrontare i concetti di “alto” e “basso”, è fondamentale considerare che tali termini possono assumere significati differenti in base al punto di osservazione. Ad esempio, ciò che risulta “alto” da un determinato punto della sfera potrebbe apparire “basso” da un altro. È importante comprendere che il punto più profondo, corrispondente al centro della sfera, rappresenta anche il luogo da cui possiamo intraprendere una risalita verso stati superiori.
La catena dei mondi si presenta spesso in forma circolare o ciclica, illustrando l’interconnessione fra stati inferiori e superiori. Ogni stato contribuisce a un ciclo, il quale può ripetersi indefinitamente. Il “sūtrātmā”, in quanto filo della collana, costituisce ciò che accomuna i vari mondi; in assenza di questo principio, le “perle” (i mondi) non avrebbero significato e non potrebbero esistere in modo concreto.
Il centro della collana, quale punto di unione tra inizio e fine, simboleggia l’essenza divina. Tutti i mondi esistono grazie a questo centro, il quale non è influenzato dai mondi stessi. Esso rappresenta l’origine, la verità fondamentale inalterata e indivisibile.
Il percorso attraverso i diversi stati di esistenza è concepito come un ritorno al centro, un risalire verso la verità ultima, dove non sussistono divisioni fra i vari attributi o mondi. Le sequenze numeriche cicliche, come 108 o 999, incarnano diversi stati di esistenza o aspetti divini, stabilendo un legame tra la pluralità dei mondi e l’unità dell’essenza.
Tale rappresentazione del cosmo si configura come un complesso sistema simbolico in cui tutti i mondi sono interconnessi grazie a un filo invisibile, il “sūtrātmā”, comunicando l’idea che l’esistenza si articola in un ciclo interconnesso, il quale consente, attraverso il ritorno all’origine finale, una vera comprensione della realtà.
Principio divino degli angeli e albero rovesciato
Nella tradizione cabalistica, si utilizza l’immagine dell’“albero rovesciato” per illustrare la complessa struttura dell’esistenza. Questo simbolismo presenta le radici come elevate, rappresentanti del principio divino, mentre i rami, che appartengono ai mondi inferiori, costituiscono il nostro campo visivo. L’atto di recidere le radici implica un’ignoranza del legame essenziale con il principio divino.
Coloro che si sforzano di cogliere il significato intrinseco delle cose, emulando gli angeli, senza considerare il principio divino, comprometterebbero ciò che è sacro, similmente a quanto accade quando si tagliano le radici delle piante. Tale azione è considerata una forma di magia o di pratiche esoteriche che non rispettano l’ordine giusto delle entità esistenti.
Nel caso in cui gli angeli vengano concepiti come esseri indipendenti, trascurando il loro ruolo di mediatori tra l’umanità e la divinità, essi perdono la loro essenza e si trasformano in ciò che è definito “angeli caduti”. In altre parole, se non si riconosce il loro legame con il principio divino, la loro esistenza assume una connotazione negativa e priva di significato.
Le pratiche magiche che si discostano dal principio divino possono condurre a conseguenze disastrose. Quest’errore risulta analogo a quello adottato da chi esercita la magia cerimoniale, dove l’essenza divina viene trascurata.
Ogni essere, a qualsiasi livello di esistenza, dipende intrinsecamente dal principio divino per la propria realtà. Sebbene vi siano distinzioni tra gli esseri, quali gli angeli e gli esseri umani, in ultima analisi tutti derivano dalla medesima fonte divina. Gli angeli incarnano attributi divini, mentre gli esseri umani, pur possedendo una “unità” differente, non possono esistere al di fuori di tale relazione.
Si fa riferimento a una gerarchia esistente tra gli esseri, dove gli angeli occupano posizioni superiori rispetto agli esseri umani, a causa della loro prossimità al principio divino. Tali gerarchie non si limitano a differenze di potere, ma rappresentano una connessione più profonda con la realtà divina.
È imprescindibile mantenere un atteggiamento di cautela nei confronti del tentativo di comprendere o utilizzare forze spirituali senza riconoscere e rispettare il principio divino che le sostiene. Si sottolinea, pertanto, l’importanza della connessione con il sacro nelle pratiche spirituali e nella vita quotidiana.